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A Milano si dice Te ghe’he lée

A Milano si dice Te ghe’he lée - Comunicazione in Farmacia

Un vecchio gioco dei bambini, un po’ di dialetto milanese e qualche riflessione

Il mio dialetto, quello che ogni tanto compare nel mio parlare con qualche termine italianizzato, è quello romagnolo, ma dopo tanti anni a Milano ho imparato qualcosa anche in dialetto milanese. Tra qusto un antico gioco che facevano i bambini: Te ghe’he lée. Letteralmente Te ghe’he lée significa “ce l’hai tu” e consisteva nel toccare un amico dichiarando “ce l’hai tu” e scappando immediatamente a gambe levate, l’importante era non rimanere quelle che “ce l’ha”. Cosa si passavano? Nulla, appunto.

Ecco, questa è la sensazione che spesso mi coglie in questi giorni leggendo lo stato di avanzamento dei nuovi LEA o dei nuovi progetti di servizi da parte delle farmacie.

Non che mi sia tutto chiaro, tutt’altro, e mi sembra che ci sia anche ben poco di davvero definito, tra proposte, ipotesi e polemiche.

Quello che però mi sembra, purtroppo, evidente è che c’è davvero poca attenzione al paziente a fronte di un aumento di impegno e burocrazia da parte di molti, primi tra tutti i farmacisti.

Eppure alcune problematiche mi sembrano evidenti: scarsa compliance, terapie mal seguite, carenza di sinergia tra trattamenti farmacologici e stile di vita, limitato coinvolgimento del paziente.

E, soprattutto, ancora una volta una questione importante e decisamente sistemica, come l’attenzione alla salute da combinare con la razionalizzazione del sistema sanitario viene affrontata senza alcuna forma di pensiero sistemico.

Razionalizzare significa ridurre i costi. Certo che sì, come quando in famiglia si fa attenzione alle scorte alimentari per evitare sprechi. Ma se il primum movens, il punto di partenza, è il taglio dei costi anziché la razionalizzazione, il rischio di rimanere col frigorifero vuoto e senza qualcosa da mangiare è davvero alto.

Si cerca di spostare il problema dall’uno all’altro (Te ghe’he lée, appunto): medico, farmacista, nuove strutture e nuove funzioni, tutto con provvedimenti tampone, poco studiati, di cui non si esaminano le conseguenze, già sapendo che poi verranno aggiornati e modificati.

Però manca quasi completamente, o viene lasciato alla buona volontà di singoli, il nucleo centrale del problema: educare alla salute.

Te ghe’he lée. E temo che alla fine sarà il malato a rimanere con il nulla in mano.