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Imparare giocando

Imparare giocando - Comunicazione in Farmacia

Qualche giorno fa arriva una telefonata, ed eccomi coinvolta nel mondo dei videogiochi.

Abbiamo deciso di elaborare un mega progetto di formazione per le aziende farmaceutiche sotto forma di giochi al computer. Un paio di multinazionali si sono già dichiarate interessate. Ti va di partecipare?

Questo, in sintesi, il contenuto della telefonata ricevuta da una cara amica qualche giorno fa. Non potevo, assolutamente non potevo dire di no.

Così eccomi catapultata nel mondo dei videogiochi. L’obiettivo è decisamente serio: trasferire e far sperimentare alcuni principi di management, dalla gestione del cliente al parlare in pubblico, alla leadership al pensiero sistemico. Lo so, e lo sa bene anche l’amica, che queste cose si imparano bene solo con anni di impegno, corsi, studi, sperimentazioni, errori e batoste, ma anche imparare i primi rudimenti è un inizio e, magari, riusciamo a convincere qualcuno ad approfondire.

La domanda che molti fanno è se sia possibile imparare argomenti così seri semplicemente giocando. La mia risposta può essere solo sì. Prima di tutto il gioco è la prima e principale forma di apprendimento degli esseri umani e, dopo aver osservato parecchie cucciolate, sono sicura che lo sia anche per cani e gatti.

E poi ho cominciato a studiare il mondo dei videogiochi, di cui sapevo abbastanza poco. Esiste, ad esempio, una categoria di giochi chiamati “serious game”, cioè giochi seri, di cui fanno parte molti progetti scolastici europei e moltissimi giochi di simulazione al computer con cui vengono formati gli atleti professionisti, i militari, i piloti, … e poi il gioco può essere creato ad hoc per sviluppare una capacità o una caratteristica.

Un altro aspetto interessante del progetto è che sono stata costretta a riprendere tutti gli appunti e le presentazioni sugli argomenti che tratteremo e a rivederli per presentare la teoria applicata alle situazioni, creando simulazioni, situazioni, un aspetto del mio lavoro che mi piace moltissimo.

E, infine, c’è il dialogo con gli sviluppatori dei giochi: ragazzi di vent’anni o poco più, che sanno cose su cui io non ho la più pallida idea: vi confesso che capisco molto poco di quello che, con tanta passione, cercano di spiegarmi.

Così imparo anch’io, giocando!