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Io, il buon selvaggio

Io, il buon selvaggio - Comunicazione in Farmacia
Se, come insegna la PNL, si parte dal concetto che tutto ciò che si fa è determinato da un’intenzione positiva, perché faccio tanti errori nella mia vita?
Se, come insegna la PNL, si parte dal concetto che tutto ciò che si fa è determinato da un’intenzione positiva, perché faccio tanti errori nella mia vita?
Bella domanda!
Innanzi tutto diciamo che la PNL, come alcune scuole di psicologia, ha bandito il concetto di fallimenti sostituendolo con modalità più soft e possibiliste.
Insomma, per dirla con Edison, Solo perché una cosa non fa ciò che tu ti aspetti, non significa che sia inutile. o, sempre seguendo Edison,
Mostratemi un uomo completamente soddisfatto e vi mostrerò un fallimento
Quello che così spesso definiamo errore e fallimento è in genere semplicemente una lezione da imparare per far di meglio.
Ma, digressioni a parte, spesso la sensazione di aver fatto una cavolata è molto ben presente.
I motivi principali sono due:
  • abbiamo applicato una modalità che, per insegnamenti ed esperienze pregresse, ritenevamo la migliore
  • abbiamo dato priorità a qualcosa che non lo meritava.
Esempi pratici? Ce ne sono un’infinità.
Noi siamo cresciuti in un mondo dotato di antibiotici. Questo significa che davanti a una brutta tonsillite, si apre il cassetto antibiotici e la tonsillite sparisce. E se per caso non c’è l’antibiotico che siamo abituati ad usare per quella precisa malattia, sappiamo che usare qualcosa di molto simile produrrà lo stesso risultato.
Anche il nostro cervello funziona così. Davanti a qualcosa di nuovo, cerca l’esperienza più simile, l’informazione che contiene più parole chiave che si avvicinano a quella richiesta, e procede.
E talvolta, nella scelta, crea un ordine di importanza che sembra ottimale, ma non lo è.
Meglio un male noto che un bene ignoto”: questo è uno dei meccanismi più nascosti, ma più insidiosi, del cervello umano.
Come possiamo evitare le solite cavolate, quindi?
Ampliando al massimo il ventaglio delle possibilità.
E questo è realizzabile sia facendo effettivamente e materialmente esperienze diverse, sia (e, spesso, è ancora più utile) rendendo la nostra mappa del mondo talmente ampia, flessibile e possibilista che, pur non avendole sperimentate, le possibili soluzioni sono molto più numerose dei possibili problemi.